Di che cosa parla
Il dubbio costruito è un romanzo giudiziario sul punto fragile in cui tecnologia, memoria, paura e verità processuale si intrecciano. Una prova tecnica può chiarire, ma può anche confondere se viene letta fuori contesto.
Il libro attraversa il territorio dell’informatica forense, della prova digitale e dell’errore tecnico nel processo. Non racconta la tecnologia come semplice scenario, ma come materia viva: una traccia può diventare accusa, difesa, alibi o ferita, a seconda di chi la legge e di come viene interpretata.
La storia segue una verità che non viene cancellata in modo evidente: viene spostata, resa plausibile, protetta da parole ragionevoli. È lì che il dubbio smette di essere prudenza e diventa costruzione.
Al centro c’è il rapporto tra dato, interpretazione e narrazione: una prova apparentemente neutra può essere manipolata, deformata o raccontata in modo da cambiare il destino di una persona.